RECENSIONE DOOM 3 scritta nell'agosto 2004, al momento dell’uscita
Finalmente ci siamo. Doom3 è realtà. Dopo più di 3 anni di attesa, arriva anche sugli scaffali italiani il gioco, targato ID Software, che, ancora una volta, si propone l’obiettivo di rivoluzionare il mondo degli sparatutto in soggettiva. Un genere che, a detta mia, ultimamente era un po’ degenerato nei giochi “sparatutto-strategici”, nei quali sì si imbracciava un’arma, ma lo scopo del gioco erano obiettivi mirati con uno sfondo di intelligence, oppure ci si trovava di fronte a tipiche situazioni da guerra mondiale dove l’obiettivo, più che sparare e uccidere, era quello di conquistare delle basi o degli obiettivi militari (Hidden and Dangerous, Splinter Cell). Con Doom3, invece, si ritorna al gameplay originario, lo stesso che, dieci anni fa, aveva dato il via una rivoluzione al mondo dei videogiochi. Possedere Doom era infatti nel 1994 e negli anni immediatamente successivi (il primo capitolo uscì nel dicembre 1993) un must per l’appassionato di videogiochi, una simile esperienza era unica a quei tempi, dal momento che la stragrande maggioranza degli altri videogiochi conservava un ambiente 2D. Inoltre, all’infuori dei (primi) giochi di ruolo di origine giapponese, che però spesso non uscivano dalla terra del Sol Levante (un’intera collana di gdr con tema Dragon Ball prodotti tra il ’91 e il ’92 per NES e SNES sono stati tradotti soltanto per l’uso su emulatori), la saga dei Doom era la prima ad avere una certa longevità (per chi non lo sapesse, come longevità si intende il tempo necessario per completare il gioco), che poteva essere accresciuta a piacimento grazie all’incredibile varietà di mappe e di mod che si potevano creare. Un altro punto di forza di Doom consisteva nel multiplayer: tramite LAN, o tramite Internet (che a quei tempi era ancora un lusso riservato ad una ristrettissima fascia di persone), si poteva giocare in più persone, sia in una sfida tra i partecipanti (deathmatch), sia partecipando alla campagna principale tutti assieme, dandosi manforte (cooperative).
Il giocatore parte in una base su Phobos, satellite di Marte, nel 2145 dove, a causa del fallimento di un esperimento di teletrasporto interdimensionale, per errore si è aperto un collegamento con l’inferno da cui hanno iniziato a venire nel nostro universo terribili creature e spaventosi mostri.
Doom3 eredita praticamente tutto dai suoi predecessori di dieci anni fa: innanzitutto è uno sparatutto “puro”, sebbene a differenza di Doom1/2 ora non si tratti più solo di eliminare i nemici e di arrivare alla fine del livello, l’obiettivo principale rimane quello di sparare e uccidere, e liberare i vari settori di gioco dall’invasione aliena. La trama ricalca esattamente quella del primo Doom, e così armi e mostri che hanno subito soltanto cambiamenti marginali, il più importante dei quali riguarda le armi, con l’introduzione del Soul Cube, un’arma che può essere soltanto utilizzata ogni 5 nemici messi KO e che ricarica sé stessi con l’energia vitale del nemico ucciso.
Dal punto di vista grafico, questa è una vera chicca. Se c'è un cammino tormentato e lungo verso il fotorealismo nei videogiochi, DooM 3 fa un passo sostanzioso verso la meta. E' vero da una parte che tutto il gioco si svolge al chiuso e in posti molto angusti. Questo esclude ovviamente la presenza di enormi spazi aperti come abbiamo visto, ad esempio, negli Unreal. Tutto ciò però è una precisa scelta di John Carmack e soci. I ragazzi di id Software hanno, infatti, voluto ricreare ambientazioni il più possibile realistiche e immersive, senza badare a troppi fronzoli tecnici. Ebbene, ci sono riusciti in pieno. DooM 3 è certamente il videogioco con la miglior grafica attualmente in circolazione. La pienezza delle varie stanze della base, le illuminazioni assolutamente realistiche, le ombre di grandissimo impatto, i tantissimi effetti grafici, gli effetti particellari, le esplosioni, gli effetti di bump mapping e di pixel e vertex shader raggiungono livelli qualitativi assolutamente inesplorati prima di ora. Soprattutto dal punto di vista delle illuminazioni il motore di DooM 3 si rivela unico e si manterrà tale ancora per molto tempo. Tramite un sistema assolutamente innovativo, Carmack è riuscito a dare all'immagine quel realismo che da anni sognavamo, rendendo la luce corposa e presente come non mai. Di tutto questo ne beneficiano anche le ombre, realizzate con il sistema Stencil Shadow. Ricordiamo, inoltre, che Carmack è l'ultimo programmatore, in pratica, a lavorare ancora con le librerie OpenGL, a differenza delle ormai diffusissime Direct 3D di Microsoft. Questo rende la programmazione certamente più complessa e meno immediata, ma permette più libertà ai programmatori, cosa che in DooM 3 è dimostrata in pieno.
Anche dal punto di vista del sonoro il gioco non delude le aspettative: il rumore dei mostri è terrificante, specie se improvviso e combinato con il buio dell’ambiente di gioco, il suono delle armi mentre sparano sembra quasi reale. A differenza dell’Old Doom, però, questa volta durante il gioco, tranne in alcune parti dove il pathos dell’occasione lo richiede (nuova arma trovata, orda di mostri in arrivo…), non ci sono musiche di sottofondo e si sente tutto quello che avviene nell’ambiente, così da portare la tensione e l’adrenalina ai massimi livelli.
Per quanto riguarda il multiplayer, sono disponibili quattro modalità: Deathmatch, Team Deathmatch, Tourney e Last Man Standing. Mentre per le prime tre modalità non credo ci sia bisogno di spiegazione, in quanto sono presenti pressoché in tutti gli sparatutto multiplayer, una novità assoluta per quanto riguarda il mondo ID è rappresentata dalla quarta modalità, il Last Man Standing appunto, il cui funzionamento è molto semplice: si gioca a round, una volta messo KO il giocatore rimane tale fino alla fine del round, e la vittoria in ogni round va all’ultimo giocatore rimasto in vita.
Da non contare poi il numero di maps & mods aggiuntive amatoriali e non che già ora sono scaricabili dai più disparati siti e che sicuramente saranno destinate ad aumentare nel corso dei mesi.
Si tratta quindi di un gioco che sicuramente darà del filo da torcere agli appassionati dell’Old Doom. Come detto si tratta di un gameplay raro da trovare al giorno d’oggi, profondamente diverso da quello che possono essere giochi considerati sparatutto e molto conosciuti come Halo, Splinter Cell o Max Payne. Chi cerca un gameplay del genere forse non troverà ciò che vuole in Doom3, ma per tutti gli appassionati della saga di sparatutto per eccellenza questo sarà sicuramente un capolavoro da essere giocato per lungo tempo.
Afullo
(Si ringrazia pWi per la stesura della parte sulla grafica, tratta dal suo articolo su Doom3 pubblicato su Spaziogames.com)