Lunedi 6 Febbraio
2012 - 19 A.Doom
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RECENSIONE WOLFENSTEIN 3D

Qui si è fatta la storia. Se Doom è stato ed è tuttora lo sparatutto per eccellenza, Wolfenstein 3D è stato il capostipite dell'intero genere. Un seguito ed un secondo in fase di sviluppo hanno sviluppato una saga che si protrae da quindici anni, ma è dal punto di vista tecnico che questo videogioco è stato una pietra miliare del genere.
Uscito nel 1992, può essere considerato il primo sparatutto tridimensionale della storia videoludica.
Le capacità di costruzione e di visualizzazione degli ambienti erano ancora molto limitate rispetto agli standard odierni: tutte le superfici dei pavimenti dovevano essere allo stesso livello, così come quelle dei soffitti (e quindi l'altezza delle stanze), le pareti potevano essere solamente ortogonali e la prospettiva era ancora rudimentale: l'altezza apparente di una parete era inversamente proporzionale alla distanza della stessa, per cui da vicino le pareti sembravano molto alte e da lontano molto basse.
Tuttavia, per gli standard dell'epoca, un effetto visivo di prospettiva tridimensionale con visualizzazione in prima persona e textures variabili da parete a parete era una cosa assolutamente innovativa, che probabilmente ben pochi si immaginavano o si sarebbero immaginati possibile anche solo pochi anni prima.
Il gioco è costituito da 6 episodi, ognuno composto da 9 livelli più un livello segreto. È previsto un sistema di punteggio: ogni nemico ucciso fa ottenere a seconda della difficoltà un certo numero di punti, più vari bonus dati in particolari circostanze.
L'ambientazione del gioco è la Germania nazista, e punto chiave dell'avventura è il castello Wolfenstein, dove il protagonista, un soldato americano impegnato in una missione segreta, viene rinchiuso dai tedeschi e deve riuscire a fuggire (primo episodio).
Nei successivi episodi il protagonista si trova di fronte ad esperimenti segreti e nazisti alla ricerca di miti, tra legioni di SS, sconfiggendo man mano boss intermedi alla fine di ogni episodio, fino ad arrivare al boss finale alla fine dell'ultimo episodio.
Il gioco è chiaramente ispirato alle voci, divenute leggende, che vedevano i nazisti impegnati nella ricerca di oggetti entrati nel mito e cercati per secoli come il Santo Graal.
Nonostante alcuni lievi problemi legati ai delicati temi trattati dal gioco (in Germania per un certo periodo ne è stata vietata la vendita), questo gioco ha avuto un grande successo proprio grazie alle sue innovazioni, ed ha aperto la strada a quella che sarebbe poi stata una rivoluzione videoludica con Doom.

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